Sui fatti di Parigi: chi semina vento raccoglie tempesta
Parigi, 13 novembre 2015: un commando di attentatori “kamikaze” colpisce sei volte in 33 minuti, sparando all'impazzata sulla folla, in strada e nei locali. Un attacco senza precedenti in Francia: almeno 129 i morti e oltre 300 feriti, alcuni ancora in gravissime condizioni. Parigi si trasforma in una notte in un carnaio di giovani vite, colpite nei pressi dello stadio, in un teatro, nelle vie e nei locali del centro.
È un nuovo rimbalzo della guerra1 che la Francia e le altre potenze imperialiste stanno conducendo con sempre più ferocia, passando di conflitto in conflitto, arrivando fino alla Siria, che oggi rappresenta lo spartiacque2 principale per la ridefinizione dei rapporti di forza globali. La guerra imperialista è l'unico sbocco oggettivamente possibile alla crisi irreversibile del sistema capitalista internazionale, comportando la ripartizione forzata dei mercati e la trasformazione dello scontro economico in conflitto politico-militare. In particolare, gli interessi delle potenze atlantiche, sotto la direzione statunitense, finiscono per svilupparsi in senso antagonistico ad ogni tendenza all'autodeterminazione dei popoli e a cozzare con lo sviluppo delle potenze emergenti, Russia e Cina in primis.
Gli attacchi di Parigi, in questo contesto, appaiono come atto di ritorsione per l'aggressione imperialista che il campo atlantico ha scatenato contro i popoli arabi e, in particolare, rispetto ai bombardamenti francesi contro lo Stato Islamico in Siria.
Ciò che si semina, prima o poi, dà i suoi frutti. La violenza imperialista, esportata al massimo livello con aggressioni via via più numerose e sanguinose, non poteva che ritornare indietro nei paesi che hanno le principali responsabilità in tal senso, colpendo, purtroppo, indiscriminatamente. Le masse francesi sono state costrette a vivere, per un giorno, nello stesso modo in cui quotidianamente vive la gente in Siria, in Iraq, in Palestina, in Afghanistan, nel Mali e in tutti gli altri paesi toccati dalla “democratica civiltà occidentale”.
Lo stesso lutto agitato dai mass media delle potenze imperialiste atlantiche ha confermato quanta parzialità razzista vi sia in questa presunta civiltà, a partire dal fatto che, nonostante gli attentati stragisti dello Stato Islamico abbiano preso di mira anche altre città, come Beirut, o aerei di linea, come nel caso del velivolo russo in Egitto, con altrettante centinaia di morti, questi eventi sono stati fatti passare del tutto in secondo piano, senza imposizioni di cordogli collettivi nelle scuole, nelle università, in rete...Implicitamente, il complesso propagandistico di regime ci sta dicendo che queste stragi hanno riguardato popoli di serie b - se non proprio nemici e barbari – che, volenti o nolenti, devono anch'essi prima o dopo sperimentare, o meglio, ritornare a sperimentare, la grandiosità della “civiltà europea occidentale”. Quella che – per intenderci – si è evoluta dall'“arbeit macht frei” che campeggiava all'ingresso di Auschwitz fino al “da Parigi con amore” tracciato sui missili sganciati dall'aviazione francese su Raqqa.
Gli stessi propagandisti imperialisti non hanno potuto nascondere il loro scandalo di fronte al fatto che tre degli attentatori suicidi erano cittadini francesi, immigrati di quarta generazione. È la realtà di classe, in antagonismo a tutte le menate mistificatorie sul fanatismo insito nell'islam, a dire molto su questi giovani figli della periferia, vissuti in quelle banlieues che furono già, a più riprese, teatro di rivolte di masse di proletari e sottoproletari, costretti a vivere di lavori saltuari e di espedienti, “esercito industriale di riserva” nelle metropoli del grande capitale imperialista in Francia, così come in Belgio, in Italia, in Inghilterra…
Negli attacchi di Parigi vive la contraddizione, seppur rozzamente e drammaticamente incarnata da stragi indiscriminate, tra centro dominante e periferia saccheggiata: non solo a livello globale, con la contraddizione tra imperialismo e popoli oppressi, ma a livello metropolitano, interno ai singoli paesi, tra le città vetrina del capitale finanziario e i sobborghi periferici, dove la crisi getta nella disoccupazione, nella miseria e nel degrado umano sempre più proletari e sottoproletari.
Lungi da noi affermare che i quartieri popolari europei siano assimilabili o paragonabili tout court alle città siriane che vivono sotto le bombe, ma certamente non può sfuggire ai comunisti come il filo che collega le banlieues parigine ai teatri di guerra dei paesi aggrediti è quello dell'oppressione imperialista e della rabbia e rivalsa degli oppressi, che purtroppo l'islamismo declina in violenza indiscriminata contro gli “infedeli”.
La categoria dell’”infedele” diventa quindi l’elemento catalizzatore dell’odio e il senso di appartenenza religiosa “sostituisce” quello di classe. Ciò, beninteso, apre le porte alla balcanizzazione delle masse e, infatti, gruppi come lo Stato Islamico sono stati anche strumentali all'imperialismo e alle classi reazionarie mediorientali per dividere popoli e frammentare paesi da conquistare, come sta accadendo in Siria, in Iraq, in Libano…
D'altra parte bisogna smentire tutte le interpretazioni idealistiche, poiché unilaterali o legate a teorie complottistiche, che fanno sempre più breccia nel movimento comunista e di classe, sul cosiddetto “fascismo islamico”, poiché è nella dimensione reale e materiale della guerra e nel rapporto che questi gruppi stabiliscono con le masse popolari e le loro istanze, che possiamo capirne lo sviluppo e l'ascesa.
Ad esempio lo Stato Islamico, l'ultimo soggetto politico emerso all'interno del campo dell'islamismo sunnita, non si è sviluppato solo per appoggi esterni, derivati dalla conduzione di una sorta di guerra per procura contro il regime dello sciita Assad da parte delle potenze Nato e delle petromonarchie sunnite arabe, ma anche grazie all'appoggio popolare. Pochissimi ricordano come questo gruppo sia nato nel 2006 in Iraq dalla lotta delle masse arabo-sunnite, ferocemente oppresse dal regime sciita impiantato dagli invasori statunitensi fin dal 2003, con la collaborazione dell'Iran. Teheran vide infatti così la possibilità di espandere la propria influenza nella regione, utilizzando paradossalmente il cavallo di troia della “democrazia esportata” dal “grande satana americano”.
Come nel caso degli attacchi di Parigi, la barbarie risponde alla barbarie: il settarismo sciita del regime di Bagdad contro il settarismo sunnita che purtroppo prevalse nella Resistenza Irachena attraverso l'azione dello Stato Islamico. La più grande vittoria dell'imperialismo statunitense, dei suoi alleati e subalterni nell'ultimo decennio, per quanto riguarda le vicende dei paesi arabo-islamici, è aver diffuso il morbo dell'odio interconfessionale, in mondo da portare le masse popolari di quella regione allo scannarsi vicendevole, puntando a guidare il procedere del mattatoio dall'esterno, affinché si sviluppi coerentemente ai propri interessi neo-coloniali.
L'islamismo, come riflesso ideologico-politico di fazioni di borghesia locali, nelle sue diverse varianti confessionali (sciita o sunnita) o qualifiche più o meno mediatiche (moderato, democratico, fondamentalista, jihadista…) in parte tende a colludere con le strategie e gli interessi imperialisti, in parte se ne sottrae e va a scontrarvisi, andando a rappresentare la tendenza all'autodeterminazione dei popoli e ponendosi alla testa della resistenza antimperialista delle masse.
Questa dottrina politica, reazionaria di natura ma capace di assumere un ruolo concretamente progressista nel suo porsi in senso antimperialista, ha di fatto costruito la sua egemonia di massa su un vuoto lasciato dalle forze che storicamente si sono poste nella prospettiva della liberazione delle classi oppresse dall’oppressione, ovvero i comunisti.
La differenza è che mentre l'islamismo, come altre ideologie politiche borghesi, nasce e si rafforza sulla base dei rapporti sociali vigenti e/o dominanti nelle società semicoloniali o in quelle imperialiste, il comunismo può svilupparsi solo negandoli e dunque traendo forza dalla lotta pratica e teorica che le classi oppresse svolgono contro questi rapporti oppressivi.
Il revisionismo, l'opportunismo e il dogmatismo, prevalenti nel movimento comunista e all'origine del crollo dei paesi socialisti, tendono invece a negare che il movimento comunista si sviluppi dalla lotta e in unità con le masse, conducendo il proletariato e le altre classi oppresse alla sconfitta o comunque ad essere subordinate all'una o all'altra fazione borghese.
Un importante esempio positivo in tal senso viene dai reparti del movimento comunista che riescono attualmente a sviluppare la direzione rivoluzionaria sul movimento delle masse: è il caso delle guerre popolari rivoluzionarie guidate dai partiti maoisti in India e nelle Filippine, paesi segnati dalle contraddizioni interne e dalla repressione di stato quanto quelli del mondo arabo. Ma anche dai compagni del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina che, misurandosi come avanguardia politica e militare nella lotta contro il sionismo, continuano a rappresentare la sinistra rivoluzionaria nella Resistenza Palestinese, capace di unire liberazione nazionale a liberazione sociale, anche nella Gaza islamizzata dal governo di Hamas.
La questione prioritaria che si pone oggi nel nostro Paese, per tutte le forze antagoniste e per il movimento di classe, è sviluppare la lotta alla mobilitazione reazionaria delle masse scatenata dalle classi dominanti europee attraverso la loro martellante propaganda di guerra nelle forme della cosiddetta “emergenza terrorismo” e dell'islamofobia razzista.
Questa propaganda è tesa a seminare l’illusione che il rafforzamento dell'intervento militare in Siria, in Iraq, in Libia e negli altri paesi già aggrediti o destabilizzati sia necessari per stroncare i “barbari islamisti” e salvaguardare così la sicurezza dei cittadini europei. Nulla di più falso, visto che più i vari paesi intensificheranno l’aggressione militare, maggiormente esporranno i propri cittadini alle ritorsioni che possono verificarsi ovunque.
L’unico argine reale al diffondersi della guerra anche nelle nostre città è partire proprio da essa in ogni analisi, in ogni manifestazione, in ogni dibattito all’interno dei movimenti di lotta, coniugando le specifiche rivendicazioni della classe per la casa, il lavoro, lo studio, ecc. con la generale parola d’ordine di costruire un movimento contro la guerra imperialista nel nostro paese.
Essa deve avere come contenuto principale la solidarietà di classe incondizionata a tutti i popoli aggrediti e resistenti, facendo emergere e sostenendo in particolare le posizioni più avanzate, in senso rivoluzionario e proletario, che sono parte di questi processi di resistenza.
Così possiamo rafforzare le tendenze progressiste contro quelle reazionarie, anche qui, nel confronto con settori di proletariato immigrato che sono, o che possono essere, influenzate dalla visione dell’islamismo radicale. In altre parole, dobbiamo sforzarci di portare l'antimperialismo e l'internazionalismo in ogni lotta di massa.
Dobbiamo analizzare e dibattere sulla situazione mondiale, a partire anche dal ruolo e dalla lotta all'imperialismo italiano e ai suoi interessi, per avere una visione chiara delle cose presenti e dell'ipoteca che il sistema capitalista in crisi sta mettendo sull'umanità, attraverso lo sviluppo della tendenza alla guerra sul piano mondiale.
Dobbiamo sviluppare un movimento pratico, partendo dagli esempi positivi delle mobilitazioni contro le basi e le installazioni militari e contro le esercitazioni della Nato, che sappia trasformare la guerra imperialista e la mobilitazione reazionaria in lotta internazionalista e di classe.
CONTRASTARE LA PROPAGANDA GUERRAFONDAIA: I RESPONSABILI DEGLI ATTACCHI DI PARIGI SONO GLI IMPERIALISTI CHE STANNO AGGREDENDO E MASSACRANDO IL POPOLO SIRIANO!
CONTRASTARE CON LA LOTTA LA GUERRA IMPERIALISTA E LA MOBILITAZIONE REAZIONARIA IN OGNI LORO FORMA!
LA GUERRA ARRIVA OVUNQUE? PORTIAMO OVUNQUE LA LOTTA, IL DIBATTITO E LA CONTROINFORMAZIONE CONTRO LA GUERRA IMPERIALISTA!
8 dicembre 2015
Collettivo Tazebao
1http://www.tazebao.org//?s=IL+RIMBALZO+DELLA+GUERRA&x=0&y=0
2 http://www.tazebao.org//?s=spartiacque+siriano&x=0&y=0
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